Il Paese delle Parole

di Fabio Circelli

“C’è un paese dove le persone non parlano quasi mai: è il paese della Grande Fabbrica delle Parole. In questo strano paese per poter pronunciare le parole bisogna comprarle ed inghiottirle. La Grande Fabbrica delle parole lavora giorno e notte….”

Questo è l’inizio della storia per bambini La Grande Fabbrica delle parole, un testo scritto da Agnes de Lestrade con illustrazioni di Valeria Docampo.  In questa storia la premessa è che per poter avere parole per comunicare c’è bisogno di avere un bene superiore: i soldi. Solo grazie ai soldi è possibile comprare parole. E chi non ha soldi a sufficienza? E’ semplice, le può trovare nei bidoni della spazzatura, perché rifiutate o non più utili. Le può prendere sotto costo nei momenti di cambio di stagione, oppure si possono catturare quando portate in aria dal vento. Ed è proprio ciò che fanno i bambini giocando. Con i retini per acchiappare farfalle vanno a catturare quelle parole portate via dal vento.

La storia mette a confronto la possibilità del potersi comprare le parole con l’impossibilità e quindi la limitazione del bagaglio lessicale. In conclusione un bambino povero pronuncia le parole raccattate col retino o nella spazzatura, ma lo differenzia il fatto che lo fa con tutto l’amore che ha nel cuore. Ecco che come dono per il compleanno di una bambina ci troviamo difronte ad un confronto d’espressione verbale proprio tra un bambino ricco (economicamente e per quantitativo) di parole ed uno povero. La bambina dopo l’espressione verbale bacia il naso del bambino con le povere parole e questo per la semplice attitudine utilizzata: “Parole dette con l’amore che proviene dal cuore”. Dopo il bacio sul naso, il bambino povero sente che può far emergere una Parola dentro di se, trovata molto tempo prima in un bidone della spazzatura, e che ama molto, quindi le dice: “Ancora!!”.

“Ancora”, una parola inutile gettata via da chi ne ha molte, ma è “l’Ancora” ritrovato che permette di poter comunicare Parole. Come un bacio sul naso l’Ancora genera il desiderio di ritrovare le Parole, quelle Ancora presenti e da tempo buttate nei bidoni della spazzatura. La speranza che oltre l’intensificazione e proliferazione delle stesse Parole di questi ultimi mesi ci possano essere Ancora altre Parole da dire. Testi fatti di Parole e che possono essere Ancora una volta letti come un inno al rimettersi in connessione con l’essenza della “povera” Parola.

Una Parola che oltre al senso e al significato ha anche una sua prosodia, un suo ritmo, un timbro proprio e un’intonazione. Aspetti non verbali che possono divenire strumento per aprire lo spazio ad emozioni e sentimenti Ancora presenti e solo da ricordare, poichè le “ricche” Parole potrebbero trascurare. Poter far riapparire Ancora ciò che l’esperienza umana incarna nella Parola e con la Parola. Ed Ancora una volta scrivere Parole che possono dare speranza ed opportunità ad un cambiamento se lette o ascoltate. La Parola, se pur “povera” può essere “spesa”, poiché nell’incontro con l’altro oltre al suo donarsi offre la possibilità di ricevere.

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